La rana che voleva nuotare a delfino

 🐸 La rana che voleva nuotare a delfino – Vers


Nello stagno di Valle Frusciante viveva una rana verde smeraldo di nome Rachele, famosa per due cose:  

1. La voce potentissima (quando gracidava, i pesci si mettevano i tappi immaginari alle orecchie).  

2. Le idee assurde che le venivano in mente ogni tre per due.  


Un giorno, mentre si specchiava nell’acqua cercando di capire se il verde le donasse più in controluce o in ombra, vide un gruppo di pesciolini che facevano acrobazie. Si muovevano con un’eleganza tale che sembravano ballerini acquatici.  


Rachele rimase incantata.  

“Ecco cosa farò! Imparerò a nuotare a delfino. Sarò la prima rana-delfino della storia!”  


Le altre rane la guardarono come si guarda qualcuno che annuncia di voler diventare astronauta usando una foglia di ninfea come razzo.


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🌊 Il primo tentativo (disastroso)

Rachele prese la rincorsa, saltò, fece un urlo di guerra (“GRRRRRAAAAC!”) e si tuffò.  

Il risultato fu un tuffo a pancia piena che fece un PLAF così forte che un airone, a cento metri di distanza, pensò fosse scoppiato un palloncino gigante.


Quando riemerse, aveva un’alga in testa come parrucca.  

“Come sto?” chiese.  

“Come una rana che ha litigato con un’insalata” rispose il vecchio Ranocchio Saggio.


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🐟 Il maestro Pinna (che non aveva chiesto quel lavoro)

Determinata, Rachele andò da Pinna, un pesce rosso noto per essere il più veloce dello stagno.  

“Mi insegni a nuotare a delfino?”  

Pinna sospirò. “Rachele… tu sei una rana.”  

“E allora? Tu sei un pesce e non ti lamenti mai.”  

“Perché dovrei lamentarmi?”  

“Perché vivi in acqua tutto il giorno, ti si raggrinziscono le pinne.”  

Pinna capì che resistere era inutile.


Cominciarono gli allenamenti.  

Rachele provò a ondulare il corpo.  

Provò a muovere le zampe come una coda.  

Provò persino a trattenere il fiato… ma dopo tre secondi esplodeva in un “BLBLBLBL!” che faceva scappare i girini.


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🤣 Gli allenamenti diventano uno spettacolo

Ogni giorno, lo stagno si riempiva di spettatori:  

- Le libellule portavano i popcorn (fatti di polline).  

- Le tartarughe si sedevano in prima fila, lente ma entusiaste.  

- Le rane facevano il tifo… più o meno.  

“Vai Rachele!”  

“Non affogare!”  

“Se affoghi, posso avere la tua ninfea preferita?”


Rachele si tuffava, sbatteva le zampe, faceva capriole involontarie, usciva dall’acqua come un missile e ricadeva come un sasso.  

Una volta finì persino sopra una foglia di ninfea… di qualcun altro.  

“Scusa, pensavo fosse un trampolino” disse.  

“È casa mia” rispose la rana proprietaria.


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🌟 La svolta (inaspettata)

Un pomeriggio, stanca di sbattere, scivolare e fare figure imbarazzanti, Rachele si lasciò andare.  

Non pensò più a imitare i pesci.  

Non pensò più al delfino.  

Seguì solo il ritmo dell’acqua.


E… sorpresa.  

Cominciò a muoversi con una grazia tutta sua.  

Non era nuoto a delfino.  

Non era nuoto a rana.  

Era… nuoto a Rachele.  

Una specie di danza acquatica con salti, curve e un finale con spruzzo scenografico.


Le altre rane rimasero a bocca aperta.  

“Ma… ma… è brava!”  

“È bravissima!”  

“È… bagnata!”  


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🌧️ Il giorno della grande pioggia

Una notte arrivò un temporale. L’acqua salì, la corrente aumentò e le rane si agitarono.  

“Ci trascina via!”  

“Non so nuotare controcorrente!”  

“Addio, mondo crudele!”


Rachele, invece, riconobbe quel movimento.  

Era proprio come negli esercizi con Pinna.  

Si tuffò, fece la sua danza acquatica e guidò tutte le rane verso la riva, sfruttando la corrente come un tapis roulant naturale.


Quando furono al sicuro, tutte la guardarono come un’eroina.  

Il Ranocchio Saggio disse:  

“Rachele… sei ufficialmente la prima rana-delfino della storia.”  

“E anche l’ultima, spero” aggiunse Pinna, esausto.


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🏆 Epilogo

Da quel giorno, Rachele divenne una leggenda.  

Le rane la imitavano (male).  

I pesci la salutavano con rispetto.  

Le libellule vendevano biglietti per assistere ai suoi allenamenti.  

E lei, felice come non mai, continuava a nuotare a modo suo, dimostrando che i sogni più strani sono spesso quelli che fanno ridere… e cambiano le cose.


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