Un mese senza di te: il tempo che non passa e quello che ritorna

 


Un mese senza di te: il tempo che non passa e quello che ritorna


Oggi è il 22 aprile.  

È passato un mese da quando hai lasciato questa terra per raggiungere mamma.  

Un mese soltanto, eppure mi sembra di vivere in un tempo sospeso, come se il calendario scorresse per conto suo mentre io resto fermo in un punto che non so nominare.


Continuo a non capacitarmene.  

Ci sono giorni in cui la mente si ribella, rifiuta l’idea della tua assenza, e allora ti vedo:  

un’ombra che attraversa il corridoio, un passo leggero che riconosco senza bisogno di voltarmi, un respiro che sembra muovere l’aria della casa.  

A volte, nel dormiveglia, la tua voce arriva come un’onda lontana: non chiara, non forte, ma sufficiente a farmi aprire gli occhi e cercarti.


Forse è solo il cuore che non vuole lasciarti andare.  

O forse — e una parte di me lo sente davvero — sei ancora qui, che giri per casa in silenzio, come hai sempre fatto, con quella discrezione che era tutta tua.  

Forse stai aspettando il momento giusto per staccarti del tutto dalla terra, per salire verso quella casa celeste dove mamma ti ha accolto con le braccia aperte.


Io vi immagino così:  

due luci che si ritrovano dopo un lungo inverno, due anime che finalmente si riconoscono senza più dolore, senza più fatica.  

E immagino anche me, un giorno, quando sarà il mio tempo, ritrovarvi entrambi.  

Non come un addio, ma come un ritorno.  

Perché l’amore, quello vero, non conosce distanze: si allunga, si trasforma, ma non si spezza.


In questo mese ho imparato che il dolore non è una ferita che si chiude.  

È un corridoio che si attraversa, un luogo dove ogni tanto ci si ferma, si appoggia la schiena al muro e si respira forte.  

E mentre lo percorro, sento i tuoi passi accanto ai miei.  

Forse è solo memoria, forse è solo amore.  

Ma è abbastanza per andare avanti.


La casa, senza di te, è cambiata.  

Eppure, in certi momenti, sembra più piena di prima: come se le tue abitudini, i tuoi gesti, le tue parole avessero lasciato una traccia luminosa sulle pareti.  

A volte mi sorprendo a sistemare una sedia, a chiudere una porta, a spegnere una luce come avresti fatto tu.  

E in quei gesti ti ritrovo.  

Non come un fantasma, ma come una continuità.


Oggi non voglio ricordare la tua assenza.  

Voglio ricordare la tua presenza:  

quella che continua, che resiste, che si fa sentire nei dettagli, nei silenzi, nei sogni.  

Voglio ricordare la tua forza, la tua pazienza, la tua capacità di esserci senza mai invadere.  

Voglio ricordare il modo in cui guardavi il mondo: con una calma che adesso mi manca, con una saggezza che solo adesso capisco davvero.


Un mese senza di te.  

Eppure, in qualche modo, ancora con te.  

Perché l’amore non finisce quando il corpo se ne va: resta, si allarga, si fa vento, si fa luce, si fa memoria.  

E ogni volta che entro in una stanza e mi sembra di vederti, ogni volta che nel sonno sento la tua voce, ogni volta che il cuore si stringe e poi si apre, capisco che non te ne sei mai davvero andato.


Sei solo passato oltre.  

E io, da qui, continuo a camminare con te.

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