Fine settimana di giugno al mare

 


Fine settimana di giugno al mare


Sabato – L’ottimismo è una malattia curabile


Giovanni parte presto, convinto di essere furbo. Alle 8:03 capisce che la furbizia, in Italia, è un concetto condiviso: tutti si credono furbi. Risultato: una coda che parte dalla tangenziale e finisce direttamente in terapia intensiva emotiva.


Il parcheggio più vicino alla spiaggia è talmente lontano che il telefono gli chiede se vuole attivare la modalità trekking. Lui accetta. Non aveva scelta.


La spiaggia – L’inferno, ma con l’odore di crema solare


La sabbia è così calda che potrebbe fondere l’acciaio. Il mare è così freddo che potrebbe conservare organi umani.


Giovanni entra in acqua con la grazia di un frigorifero che cammina. Un bambino di tre anni lo supera, lo guarda con pietà e torna a giocare. È il momento più umiliante della sua vita.


Il vicino d’ombrellone – La prova che l’evoluzione non è lineare


Accanto a Giovanni si piazza una famiglia che sembra in trasferta per un mese. Due ombrelloni, tre borse frigo, sei sedie, un tavolino, un gazebo, forse un prefabbricato.


La madre urla “GIOVANNIIII” ogni tre minuti. Il padre apre la borsa frigo: parmigiana, lasagne, polpette, melanzane, tiramisù. La spiaggia profuma di pranzo di Natale.


Giovanni, con la sua insalata light, si sente un fallimento umano.


Il pomeriggio – La siesta che non avverrà mai


Giovanni tenta di dormire. La spiaggia, però, ha deciso diversamente.


Lo svegliano:


il venditore di cocco che sembra allenarsi per un concorso di urla,


il pallone dei ragazzi che sfiora la sua testa con la precisione di un cecchino,


la signora che racconta al telefono la vita sentimentale della cugina come se fosse un podcast true crime.


Il sonno è un concetto teorico.


La sera – Il ritorno alla civiltà (forse)


Il rientro è un’unica, interminabile processione di auto. Giovanni si chiede se non fosse meglio restare a casa a guardare il soffitto. La risposta è sì. La risposta è sempre sì.


Domenica – La resa totale


Giovanni decide di tornare al mare “con calma”. Arriva alle 11. La spiaggia è un mosaico umano compatto, un Tetris di corpi sudati.


Per raggiungere il mare dovrebbe superare:


14 teli,


3 castelli di sabbia,


un torneo di racchettoni che sembra sponsorizzato dal CIO.


Giovanni si arrende. Compra una granita al limone, si siede sul muretto e guarda il mare da lontano, come si guarda un ex che ti ha rovinato la vita.


E pensa: “Il mare è bellissimo… quando non ci vado.”

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